Estratti da saggi critici
- "... Ma non si tratta di un post-moderno che il caso ha trapiantato a Firenze;bensì di un vero architetto che ha ripercorso la stessa strada di Mario Botta,che ricordo benissimo quando era mio allievo a Venezia, e che, anche nel modo di fare,somiglia a Mauro Andreini ... Come si avverte che Botta è conterraneo di Borromini, così Andreini ha assorbito tutta l'arcigna costruttività della sua Montalcino ... Se fosse a Venezia sarebbe accolto a braccia aperte dalla grande parrocchia della Tendenza ... E' ancora troppo presto per dire se resterà un grande disegnatore come Scolari, oppure se nascerà un robusto architetto con una fisionomia tutta propria: cosa che a questi lumi di luna, sarebbe da salutare con una salva di cento cannonate,come per l'arrivo di un re.Personalmente opterei per questa seconda evenienza."
(G.K.Koenig )
- "Nel diffuso procedere verso la ricerca dell'immagine eclatante, dell'effetto immediato e dell'autocelebrazione, Andreini - estraneo ad ogni "parrocchia", noncurante degli "ismi" e lontano dalle mode - non ricerca l'esibizione eccentrica dell'opera ... nel costruire i suoi progetti tende a concretizzare e confermare la continuità del paesaggio attraverso la purezza delle forme, l'essenzialità dei volumi e l'eloquenza delle figure semplici. Disinteressato alla novità a tutti i costi, fonda la propria azione sull'innovazione di temi e concetti costanti o ricorrenti nella storia dell'architettura, rinnovandoli e dosandoli con istinto evolutivo... a prima vista, appaiono come "già visti" chissà in quale altra parte del mondo o in chissà qual'altro mondo, analoghi a qualcosa di familiare ma, al contempo, nuovi e moderni ..."
(A.Bugatti)
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"le tavole affascinanti di Andreini sembrano trovare una corrispondenza con i brani urbani tracciati da Ambrogio Lorenzetti, non a caso suo conterraneo e di grande tempra ... La volontà di realizzare quei brani urbani disegnati traspare in primo luogo dalla frequenza con la quale la ricerca sviluppata su queste tematiche ritorna ed accompagna tutto l'itinerario compositivo di questo giovane architetto, dopo essere apparsa sin dalle prime creazioni (quelle che divulgate dalla stampa ci hanno permesso di conoscerlo)... Andreini incontra numerosi compagni di strada, oltre ai più antichi, che i protagonisti dei giorni nostri come Natalini o Krier. Per molti di loro e soprattutto per Andreini vale la frase di Savinio "sulla facciata degli edifici non è scritta soltanto la data della loro nascita, ma sono scritti gli umori, pure, i costumi, i pensieri più segreti del loro tempo"
(M.Pisani)
- " ... Per Mauro Andreini guardare il paesaggio attraverso le sue forme insediative è come riprogettare a ritroso, nello spessore della memoria. La sua ricerca conduce a prediligere "progetti analogici" lungo la continuità d'uso di ciò che nei luoghi è sperimentato ed assecondanti un ordine naturale e secolare di modificazione ... Eppure le case di Andreini esercitano, se analizzate in profondità, un fascino discreto derivante proprio dalla semplicità ed apparente convenzionalità di forme; un fascino che si lega al senso della continuità della tradizione la sola capace di esprimere valori durevoli al di fuori delle mode...."
Questo principio di relativa uniformità analogica inserisce la poetica di Andreini in quella ideale linea che lega tra loro l'opera di personaggi quali Tessenow, Loos, fino ai contemporanei Rossi o Grassi. Una ricerca del "meno" anima tutte le architetture di Mauro Andreini le quali ci appaiono così semplici al punto da sconcertarci in un momento - qual è l'attuale - caratterizzato dall'esasperata messa in scena di segni ad effetto... Una emblematica costruzione a forma di capanna è il modello archetipo di Andreini da cui la sua architettura prende le mosse per evolversi ..."
(A.Acocella )
- "... Per comprendere l'opera di questo architetto (costruttore /eremita &sognatore), bisogna calarsi fortemente nello spirito del paesaggio toscano, nella sua aria e luce, nei tempi silenti ... di un sapore rurale ... tutto centamente lontano, con cronometrie diverse, dalle ricerche super tecnologiche, e dalle sperimentazioni tra forme e nuovi materiali. Qui vige la fabbrica tradizionale del cotto o dell'intonaco dipinto ...osservando i 160 disegni di Nova Atlantide affiora un "manuale di comportamenti", un inventario di soluzioni, che suggerisce segni efficaci con stemperamenti nel paesaggio, ... La Toscana è presente, come terra ... bruciata di Siena, come il silenzio del cielo,come l'ordine delle tessiture, ... come i filari dei cipressi che delimitano in modo costruito parti di paesaggio ... nei progetti di Andreini ci sono visioni associative, pontevecchio e dintorni, Montalcino e Pienza, casolari & cascine, Siena e le Abbazie ... il suo segno ha la capacità di metabolizzare il senso del paesaggio rendendolo costruito e sublimeun perdersi nell'immagine e nell'immaginazione ma concreta con consapevole perizia del fare, misurato, parsimonioso ... genuino & costruttivo. Ultimamente il suo ritiro ha prodotto nuove opere, progetti e cantieri, che portano avanti oltre i confini regionali un lavoro sapiente di comporre, borghi, frammenti unitari urbani, frammenti di spazi domestici, chiostri, corti, spazi interni dove il senso comune delle relazioni viene suggerito in modo naturale. Così i disegni di Nova Atlantide prendono corpo. Gli ultimi lavori, riflettono un interesse particolare per l'architetto, è la sfida di uscire fuori un perimetro territoriale che in qualche modo lo ha caratterizzato, questo suo sdoganamento ... lo si ritrova nelle chiese o complessi religiosi non tanto per la rinnovata restituzione del disegno (dall'acquerello al 3D) ma l'aria che si respira tende in questo modo di affrontare il progetto, legato alle realtà specifiche e ai mondi di produzione misurata ... al passo delle trasformazioni specifiche ... lontano dalle chiassose forme stranite di ultima moda che intrippano grandi e bambini per effimere stagioni ... è una scelta, di vita consapevole, un ritiro che paga nel tempo"
(B.De Battè)
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" ... Le riflessioni che Mauro Andreini traccia sulla carta delineano un luogo per l'abitare dell'uomo che porta con sé una carica utopica, uno scenario futuro che richiama alla memoria le città e i borghi dell'Italia medievale ... La cellula della città è l'isolato urbano costituito da tipologie edilizie diverse aggregate intorno a una corte o una piazza che riscoprono elementi caduti in disuso (l'obelisco, il pozzo, ecc.) ma carichi di significati collettivi ... La rivisitazione di temi "classici" sfocia in invenzioni in qualche modo eversive, in cui si avverte una rottura, una certa carica trasgressiva rispetto al modello di riferimento ..."
(R.Antoniacci)